18.04.2012 -Il sindaco Piero Rustico presente al quarto appuntamento della XIV Settimana della Cultura
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Grande successo ha riscosso ieri l’iniziativa culturale legata alla consegna, alla Società Operaia di Ispica, di copia di una lettera di Garibaldi, seguita dalla relazione ‘Aspetti dell’Unità d’Italia nella Sicilia del sud est’ del professor Gaetano Cosentini. L’evento, inserito nel calendario di appuntamenti stilato, in occasione della XIV Settimana della Cultura, dal sindaco Piero Rustico e dal consigliere delegato alla Cultura Patrizia Lorefice, ha visto la partecipazione del Presidente dello storico sodalizio Natale Corallo, dello storico ispicese Francesco Fronte, del Presidente Provinciale ENDAS di Ragusa Giovanni Cavarra, che ha donato la pregiata testimonianza dell’‘eroe dei due Mondi’, e del professor Gaetano Cosentini, Presidente dell’Associazione Italiana Cultura Classica Delegazione “Giusto Monaco”, che ha relazionato sul tema ‘Aspetti dell’Unità d’Italia nella Sicilia del sud est’. Dopo gli interventi di saluto delle autorità e l’introduzione di Francesco Fronte, che ha evidenziato in particolare il ruolo eroico che hanno avuto tanti figli di Ispica nel periodo precedente ed immediatamente successivo al conseguimento dell’unità nazionale, il professor Cosentini si è addentrato nello svolgimento della propria relazione, con le seguenti conclusioni: “Le aspettative siciliane prima del 1860 furono pervase da grandi speranze in quanto un vento di novità e rivolta aleggiavano nell'isola come in Europa. Il governo borbonico lasciava punti oscuri, il gusto insieme al bisogno di rinnovamento si era acceso fin dai tempi del modello di costituzione simile all'Inghilterra nel 1812. Dopo i fatti del 1848 si giunse al 1860 con rinnovate speranze, accese dai proclami garibaldini di distribuzioni di terre che crearono nel non adempimento il primo malcontento, come testimonia Verga nella novella "Libertà" ispirata ai fatti di Bronte. La Sicilia per l'Unità paga ben quarantatre milioni di lire mentre Piemonte, Liguria e Sardegna soltanto sedici milioni, le nostre risorse economiche impoverite. Gli scrittori siciliani come De Roberto ne "I Vicerè" o ancor di più Pirandello nel romanzo "I vecchi e i giovani" danno un chiaro segno di quella che fu definita la delusione per l'Unità. Siamo stati noi Siciliani un popolo diverso dagli altri Italiani, legati ad uno schema di vita che ha alle spalle un'esperienza culturale ben diversa, con a monte una straordinaria civiltà di Greci, Latini ed Arabi. Dobbiamo riappropriarci di un mondo che ci appartiene per evitare di disperdere i sacrifici e il sangue versato da quanti hanno creduto nel riscatto e nella nostra affermazione morale ed economica. Il rispetto comincia da noi stessi, crediamo nelle nostre forze e diamoci da fare. Tomasi di Lampedusa ha detto che noi amiamo dormire, ma ha detto pure che siamo migliori, nulla ci ha scalfito nei secoli e per tutto questo dobbiamo impegnarci. Amiamo il nostro patrimonio e diventando viaggiatori a casa nostra potremo una volta ancora essere rivoluzionari per capire ed apprezzare il passato di cui siamo eredi”. E’ seguito il momento della consegna, nelle mani del Presidente della Società Operaia Natale Corallo, della lettera di Garibaldi scritta nel 1836, insieme ad una targa commemorativa dell’evento.